26 maggio 2005

Proiezione a Bollate


Claudia dopo essere entrata la prima volta in un carcere:

“Documenti per favore; il vostro nome?…Potete entrare”
Ecco le prime parole che ci hanno permesso di varcare quella soglia che da dentro sembra sempre troppo lontana.
Chiara Maffioletti e altre sue colleghe ci stavano aspettando all’ingresso del carcere di Bollate, insieme a noi c’era anche un giornalista di Radio Popolare interessato all’evento.
L’accoglienza è stata fuori da ogni aspettativa, ammetto che in un primo momento ho indugiato sul collocare di qua o di là dalle sbarre le persone che incontravo..
C’erano diversi ragazzi che gironzolavano nel corridoio, incuriositi e insieme agitati da un’atmosfera insolitamente movimentata.
Mancava ancora una mezz’ora alla proiezione, e così abbiamo avuto modo di scambiare quattro chiacchiere coi detenuti. Ragazzi simpatici, allegri e tutti giovanissimi.. Questo mi ha un po’ rattristata: avere vent’anni o forse meno ed essere in carcere, spesso neanche per la prima volta..
Durante la proiezione i ragazzi non sono stati un attimo fermi; ogni volta che riconoscevano un viso sullo schermo partivano con una serie di commenti e risate..

Li ho osservati molto durante la proiezione, ero incuriosita dalla loro reazione alle parole dei giocatori del Freeopera. Sembravano molto più divertiti dalle partite che dal documentario in sè, tuttavia su alcune frasi e situazioni uno strano silenzio piombava improvvisamente nella sala, come se tutti in quel momento avessero sentito stringere le catene simboliche che il carcere cinge intorno a loro.
Finito il documentario si è discusso brevemente del loro punto di vista "Quello che hanno detto i ragazzi del Freeopera è esattamente ciò che proviamo anche noi... avremmo detto le stesse parole".
In carcere si entra per cause ed errori diversi, ma una volta dentro il percorso vissuto conduce ognuno di loro a una consapevolezza che, nel torto delle loro azioni passate, li accomuna in un viaggio di rabbia e speranza.
Fuori dalla sala abbiamo trovato un bellisimo buffet organizzato dal servizio catering del carcere: tre cuochi con grembiule da grande chef servivano con soddisfazione un ottimo aperitivo.
E così un'altra ora è volata via tra chiaccheire e sorrisi.
E' stata un'esperienza indimenticabile; spero possa servire loro come spunto per riflettere sul valore di una lotta a una sfida comune e sulla forza vincente del "gioco di squadra".

24 maggio 2005

gambero nero

Un blog di cucina e il carcere cosa possono avere in comune?
Sigrid ha scritto sul suo blog Cavoletto di Bruxelles:

"E' decisamente il colpo di fulmine della settimana. Leggendolo, proprio oggi, sono rimasta letteralmente fulminata dall'umanità che traspira da ogni pagina di questo libro. Non ci avevo pensato quando ho sentito parlare del Gambero Nero per la primissima volta qualche tempo fa, ma il cibo possiede in effetti quel potere intrinseco di renderci felice, di farci ricordare ambienti e persone ai quali siamo affezionati, di confortarci e riscaldarci. Una volta ancora, Proust ha già detto tutto e la madeleine qui, si presenta sotto le configurazioni più varie, dalla harira marocchina al pollo alla giardiniera di sudamericana memoria, passando per spaghetti alla santa caterina o il risotto con latte e seppioline. Tra un piatto e l'altro, Il Gambero Nero ricorda quant'è fondamentale il cibo, per la mente e per la vita sociale, cose che noi, straviziati del cibo, a volte perdiamo di vista. Invece, chi sta in carcere e inventa piatti e modo di cottura con mezzi assolutamente di fortuna ma con tantissima dignità dimostra quanto il cibo è sopratutto vettore di umanità, di civiltà e di felicità.
Insomma: un viaggio tra celle e pentoloni meravigliosamente scritto da Michele Marziani, attento ai particolari che rendono vivi questi personaggi e i loro manicareti, corredato da ricette, semplice ma gustose, dei carcerati di Fossano; infine,le foto - belle ma belle davvero, crude, giuste e composte con arte - di Davide Dutto. Veramente un bellissimo lavoro!"

Il Gambero Nero, Ricette dal carcere, di Davide Dutto e Michele Marziani
Derive Approdi, € 19

19 maggio 2005

carcere di Bollate

Continuano le proiezioni di Quintosole in giro per l'Italia e io fino a quando avrò tempo continuerò a seguirle tutte.
La prossima è il 25 Maggio 2005 nel carcere di Bollate (Milano), come era successo anche a Pisa la proiezione è a "porte chiuse" e la potranno vedere i detenuti e alcuni educatori.
La cosa più interessante di questa proiezione è che in quel carcere c'è la nazionale di calcio detenuti, poco famosa a dire il vero. L'oganizzatrice dell'evento, Chiara Maffioletti, mi ha fatto sapere che saranno presenti e molto critici sul documentario, dicono che sono molto più forti del Freeopera e vorrebbero sfidarli sicuri di poterli battere.

17 maggio 2005

menzione speciale



Due domeniche fa mi trovavo a Bova Marina, la punta più a sud della calabria a pochi km da Reggio, squilla il cellulare...era Francesca Nuvola l'organizzatrice del Bianco Film Festival di Perugia al quale avevo partecipato con Quintosole...
Mi informava che mi avevano assegnato una menzione speciale...
Provi strane emozioni quando ricevi un riconoscimento di questo tipo per il tuo lavoro, sin da quando hai iniziato a lavorare da regista, da quando ho iniziato Quintosole, ci ho creduto...ci devi credere per forza perchè è talmente difficile fare un documentario e poi distribuirlo e venderlo che se non ci credi veramente...
All'inizio di Quintosole ci credevo, ma nello stesso tempo mi sentivo confuso e disorientato, un argomento troppo impegnativo, ma poi è successo qualcosa che mi ha fatto andare avanti anche se continuavo a non sapere dove sarei andato a parare.
Non saprei spiegare cosa, ma parlo di una specie di inerzia, di un entusiasmo che ti fa sentire dentro che qualcosa ne uscirà fuori.
Quando si affrontano questi argomenti, il carcere o altre cose così "grandi" penso che la presunzione più grande sia quella di pensare di aver capito tutto e di essere padroni delle proprie certezze...

Quintosole, menzione speciale per il valore della documentazione sociale.

14 maggio 2005

la Calabria


ore 15:30 11 Maggio 2005 - Carcere di Rossano Calabro

"mi scusi direttore vorrei controllare personalmente la sala della proiezione, sa sono molto pignolo su queste cose e voglio che la proiezione vada bene..."

Mi trovo nel carcere di Rossano Calabro, piccolo paese sulla statale 106 che collega Taranto con Reggio Calabria, esco dall'ufficio del direttore del carcere, la Dott'ssa Angela Paravati, di solito gli uffici di un carcere sono la parte più elegante, ben arredati e con aria condizionata...e mi dirigo verso il cuore del carcere passando attraverso i corridoi pieni di porte scorrevoli e di controlli di polizia.
Questa volta è diverso il carcere è molto nuovo (finito nel 2000) i corridoi sono luminosi e pulitissimi, la polizia ha le divise impeccabili...ordine e silenzio.
Finalmente dopo un corridoio lungo qualche centinaio di metri (in carcere si cammina sempre un sacco) attraversando una porta piccolina entro nel teatro, una stanza immensa e bellissima, dei detenuti sono già seduti e molti ne arrivano prendendo posto per la proiezione prevista per le ore 16:00.
Il palco è incredibile, intorno allo schermo per la proiezione i detenuti hanno scritto alcune frasi che parlano di sport e di sportività, ho chiesto delle fotografie...mi sono emozionato al pensiero che dei detenuti avevano realizzato quello per me, sul palco avevano anche disegnato un piccolo campo da calcio completo di due porte e pallone sul dischetto di centro campo.

La proiezione è iniziata in ritardo verso le 17 dopo aver aspettato le autorità e gli ospiti esterni.

E' sempre bello vedere il proprio lavoro soprattutto se in presenza di una platea così grande, 100 detenuti sul lato destro della sala e altrettanti "ospiti" sul lato sinistro e circa 30 poliziotti, che erano li per controllare, ma anche per vedere il documentario.

Alla fine della proiezione c'è stato anche un dibattito, la visione del documentario ha dato lo spunto per questo convegno al sono intervenute alcune personalità della Calabria.

Si è parlato del futuro del carcere, un sacco di iniziative e di progetti...

Perchè non crederci e sperare? sperare che una volta tanto le cose possano cambiare anche in una regione del sud, la Calabria, che si ricorda solo per la Andrangheta e per una strada: la Salerno-Reggio Calabria.

12 maggio 2005

Quotidiano di Calabria, 12 maggio 2005


"Quando scendiamo in campo abbiamo una maglia come tante altre e non siamo più considerati come il detenuto della cella numero...". "La concentrazione durante la partita è tanta per cui evadi e non pensi più al carcere". Queste sono due affermazioni, fra le più significative, di un documentario del regista indipendente Marcellino De Baggis che riguarda la squadra del Freeopera, composta dai detenuti del carcere Opera di Milano, che milita ormai in seconda categoria. Il documentario intitolato "Quinto sole" è stato proiettato ieri nel teatro della Casa di Reclusione di Rossano alla presenza dei detenuti, di alcuni ospiti della società civile e dei giornalisti. Alla proiezione è seguita una tavola rotonda alla quale hanno partecipato il presidente dell’ente Provincia Mario Oliverio, Paolo Quattrone responsabile dell’amministrazione penitenziaria regionale, il professore di sociologia Giap Parini dell’Unical, il presidente del comitato provinciale del Coni Pino Abate ed il regista del documentario De Baggis. Ha moderato l’incontro l’antropologa Genevievè Makaping, che ha stimolato gli ospiti ed ha definito il documentario un "real life". Durante il dibattito il tema più sentito è stata la necessità di rendere il carcere trasparente, come una scatola di vetro, per rompere i pregiudizi esterni e per permettere ai detenuti di reinserirsi nella società. Anche attraverso lo sport. E senza essere bollati per tutta la vita.

La direttrice dell’istituto penitenziario Angela Paravati ha parlato di una detenzione che non deve essere vista come un momento di attesa e ha elogiato i detenuti che hanno preparato la scenografia del teatro che simulava un campo di calcio e conteneva delle scritte di auspicio. Il regista de Baggis, ha raccontato la sua scelta di farne un documentario indipendente, proiettato nelle carceri e nei festival del cinema. "Un argomento difficile e complicato come la detenzione - ha spiegato il regista - raccontato attraverso uno sport di massa". Quattrone si è soffermato sull’esigenza che i protocolli d’intesa con l’amministrazione penitenziaria vengano rispettati ed ha auspicato un rapporto sinergico con le istituzioni. Auspicio che Oliverio aveva già accolto una anno fa quando firmò il protocollo d’intesa secondo il quale le commesse per le suppellettili delle scuole provinciali saranno evase grazie ai lavori dei detenuti. Nel dibattito si sono toccati poi tanti altri argomenti, come il rapporto fra carcere e mass media, oppure quello fra detenuti e Polizia penitenziaria e solo per citarne alcuni.

dal Quotidiano di Calabria, 12 maggio 2005

10 maggio 2005

carcere di Rossano Calabro

confermata la proiezione di Quintosole alla casa di Reclusione di Rossano Calabro per mercoledì 11 maggio alle 16:00.

08 maggio 2005

premiazione del Bianco Film Festival

Oggi si sono svolte le premiazioni del Bianco Film Festival: Quintosole ha vinto la menzione speciale! www.biancofilmfestival.it





06 maggio 2005

dal Corriere della sera

venerdì, 6 maggio, 2005

"...manca solo un punto per restare in seconda categoria. Il presidente: se non vincono se la vedranno con me.

Nel carcere milanese di Opera, tra giardini sempre più verdi e mura sempre più grigie, non si parla di Milan Juve, la sfida scudetto che appassiona l' Italia, ma di Free Opera Scarioni, lo scontro salvezza di domenica che tiene in ansia l'intero istituto di pena. Manca solo un punto alla squadra penitenziaria più famosa d'Europa l'unica che giochi un regolare campionato per restare in Seconda categoria. Tutto è relativo nella vita. Questo piccolo sogno, coltivato dietro le sbarre, vale quanto quello europeo del Milan. « Se non ci salviamo, sciolgo la squadra. Basta, ho già cinque by pass, non posso prendermi l'infarto » . Nessuno si scandalizzi: è la voce del presidente e ci ricorda quella di personaggi vulcanici, suggestivi e direi anche facili alle sceneggiate. Ma qui il presidente altro non è che Alberto Fragomeni, l' eccellente e amatissimo direttore di un carcere complesso e difficile. Un uomo di cuore che vive l'avventura della Free Opera come un'intima e struggente vicenda sentimentale. Non crede di esagerare, direttore? « Macché! Domenica prossima, i casi sono due: o festa, o basta. Ho già sciolto la dirigenza, ho ordinato il silenzio stampa, se non vincono se la vedranno con me: niente Simona Ventura, niente " Quelli che il calcio". Straccio l' invito » ...
...« Questo ragazzo si chiama Monca, albanese, bravissimo. Se non si fosse infortunato lui, saremmo già salvi. Io amo gli albanesi » . E immagino che il presidente direttore ami ancor più Davide Zingale, un ragazzo di Como, capocannoniere del campionato: 22 gol in sole 13 partite. Ne avrebbe segnati il doppio se avesse potuto giocare anche in trasferta. Ma, si sa, metà squadra non può uscire da questi verdi giardini e queste grigie mura. A domenica, ragazzi: un pensierino alla Free Opera lo faremo, nell'ora di Milan Juve."
Cannavo' Candido

Dal Corriere della sera, del 6 maggio 2005

Le minacce di Fragomeni non sono mancate nemmeno l'anno scorso. Damiano, accompagnatore del Freeopera, disse in Quintosole:"l’interesse della squadra è passare il turno perché vogliono dimostrare che realmente credono nel progetto e l’ha ribadito più di una volta il Signor Direttore, se non ci sono i risultati purtroppo il progetto… finirà. Siamo un attimino condizionati, condizionati da queste parole dette."