la storia di Mario
Anche se sono sempre abbastanza preoccupato su come fare questo film, comincio quasi ad vere l’impressione che si stia scrivendo da solo.
Mi è venuta un’altra idea: la storia di Mario che racconta di questo carcerato che dopo trent’anni di carcere esce e si rivede in una foto di quando era giovane è molto bella.
Se trovassi qualcuno che deve uscire durante il campionato potrei montarle insieme.
nuove idee sulla struttura e sui personaggi
L’incontro a Roma con Andrea Pica (un mio amico montatore) l’altro giorno è stato molto importante. Lui è così critico… tuttavia lo era stato anche con il girato di Spotseeker e poi si è ricreduto.
All’inizio le critiche fanno male, è come se da un momento all’altro fossi tentato di abbandonare tutto. Ma adesso proviamoci, mi sono venute alcune idee…
Tentativo di struttura (il primo):
il film è diviso in quattro parti:
- autunno
- inverno
- primavera
- estate
che coincidono alle varie fasi del campionato, che corrispondono alle diverse temperature delle celle, al passare del tempo si sa che il tempo ha un valore particolare in carcere.
Ogni stagione avrà un contenuto particolare:
autunno = la voglia di vincere
inverno = il freddo nel cuore
primavera = la libertà
estate = la tranquillità ma anche il periodo nel quale ci si dimentica degli anziani e dei carcerati
Possibile inizio:
un cartello con un testo bianco su nero introduce la storia e parla di come tutto è iniziato, il cartello dissolve e apre sulla sequenza dei titoli di testa.
Delle macchine che annullano le ricette mediche alternate con i titoli di testa.
Il rumore ritmato delle presse tipografiche che scandisce le inquadrature e il tempo, ma ad un certo punto le immagini delle macchine lasciano il posto a quelle del campo di calcio.
Stacco cartello. Autunno. Inizia il documentario.
Ma chi potrebbero essere i personaggi?
Diversi punti di vista:
- Roberto che si occupa del campo;
- Gli accompagnatori;
- Il medico;
- L’allenatore;
- Gli agenti di custodia.
Una considerazione e forse un taglio possibile: l’estate si tireranno le somme ma molto probabilmente la fine del campionato verrà vissuta peggio da come verrebbe vissuta da giocatori normali.
La paura di ritornare in cella praticamente per sempre, la paura di tornare ad essere dimenticati dal mondo.
La speranza è che l’anno prossimo il campionato vada meglio.
La consapevolezza di essere in carcere e di essersi rovinati la vita.
Ma come potrà mai vivere il tempo che passa, la vecchiaia che avanza un carcerato??
nervosismo ad Opera
Sono ritornato a Milano.
Oggi sono andato ad Opera e c’era un’aria molto pesante, si sentiva del nervosismo… la cosa mi ha preoccupato.
Mancavo da una settimana e quando oggi sono tornato mi sembrava quasi di essere mancato per mesi o addirittura di non aver mai visto quel posto e conosciuto quei carcerati.
Poi forse ho capito il motivo: il freddo, la pioggia, l’umidità.
Ma non è il freddo come lo intendiamo noi, per i carcerati significa vivere nell’acqua, le celle umidissime si mangiano quasi il loro corpo, non permette loro di vivere una vita che di per sé non si capisce come sia possibile vivere in maniera umana…eppure loro ce la fanno e un po’ di rabbia di nervosismo penso che sia il minimo che gli possiamo permettere.
Così ho ascoltato la rabbia di tre o quattro carcerati.
Per la prima volta ho sentito dire che il calcio è una cosa bellissima, ma questa storia è solo un palliativo, le critiche sono rivolte al trattamento dei detenuti ma anche alle lungaggini burocratiche dei processi, nonché alla fatiscenza delle celle.
Poi ho cominciato a parlare col dottore, il quale non è assolutamente male quando parla, proverò a intervistarlo.
Gli ho espresso alcuni miei dubbi come il fatto che loro non riflettano i veri carcerati ma solo una selezione e quindi migliori. Lui mi ha risposto che non sono migliori e che rappresentano l’avant-poste di tutti i carcerati, non solo del carcere di Opera, ma di tutti i carceri d’Italia.
se usassi canzoni anni '70?
Sono dal dentista, da un mesetto mi fanno male tutti denti…
Non sono mai stato da un dentista tranne che da Bruno, mio cugino.
Mentre stavo in macchina ho sentito una canzone dei Groove Armada, un pezzo anni ’70.
Purtroppo siamo nel 2003 e pensare a qualcuno che sta in carcere da così tanto tempo sarebbe un po’ troppo… ma è anche vero che molti dei carcerati con i quali ho parlato hanno venti o trent’anni di carcere, alcuni l’ergastolo, loro lo chiamano: Fine pena mai.
Le canzoni anni’70 hanno un ritmo travolgente e si sposerebbe perfettamente con gente (carcerati) che lavorano… mentre l’ho sentita mi sono immaginato la scena fighissima…
Certo che prima di pensare a come iniziare sarebbe bello pensare a come finire e a ciò che c’è nel mezzo del documentario…
Ma che cosa potrebbe portare la storia avanti per 75 minuti?
Certo che pensarci in una sala d’aspetto di uno studio dentistico è una figata!!!
personaggi e riprese
Roma.
Alcuni personaggi:
Roberto,
mette a posto la buca in mezzo al campo.
Lui si occupa dell'organizzazione della squadra ed è un "accompagnatore"…
E’ molto polemico e infatti ha da ridire con tutti…
Si considera un boss di Opera.
Mario,
è tranquillissimo.
Viso interessantissimo.
Ha scritto un libro e potrebbe raccontarmelo.
Carmelo,
è quello delle merendine…
Ride sempre e potrebbe aggiungere gioia al documentario, ma sa essere anche profondo.
Il Direttore,
interessante che per lui la cosa più importante è vincere.
(Incredibili le riprese con la camera di Sfide in campo)
Il dottore,
un detenuto capace di riflessioni importanti.
Riprese della partita.
- Fuoco meglio in manuale.
- Alternare gioco con commenti della panchina. Si ha la possibilità di mostrare la partita vedendola dalla panchina...
Forse un modo nuovo di vedere il calcio.
- Fare totali della panchina.
finalmente l'autorizzazione
Due giorni importanti per il mio progetto: ieri ho ricevuto l’autorizzazione ufficiale dal Ministero di Giustizia per fare le riprese del mio film.
Che tensione però…una telefonata col Direttore che ricorderò a lungo…
Un progetto senza problemi è un progetto destinato a fallire.
Oggi invece ho parlato con Beatrice Serani, produttrice di Sfide e di Che tempo fa.
Voleva assicurarsi che non le facessi concorrenza. E’ molto interessata (!) al mio progetto e ne parlerà con l’autrice Simona Ercolani… che fatica!!!
nebbia
Oggi il carcere si presenta come me lo sono sempre immaginato.
Una fitta nebbia avvolge gli edifici dove si trovano le celle.
Non penso che i detenuti abbiano il frigorifero: appoggiati sulle grate delle finestre ci sono arance, succhi di frutta e altri generi alimentari.
Ma il freddo e la nebbia di oggi si sono portati via anche le mie preoccupazioni sui permessi.
Finalmente ho avuto l'autorizzazione!!!
Stefano M. (tatuato)
Stefano ha dei problemi al ginocchio: si allena ma non gioca.
Giovanni R. si è fatto dodici anni di carcere perché accusato da pentiti. Ora si è scoperto che è innocente ma deve rimanere qui fino a quando non condannano in maniera definitiva gli altri.
E adesso sta correndo e ride coi compagni…
il protagonista?
In macchina.
Alcuni problemi, ma oggi penso di risolverli.
E se uno dei protagonisti fosse un carcerato normale??? O anche un carcerato giocatore che non è stato selezionato…
Che palle sono in macchina in via Ripamonti, c’è sempre traffico!!!
E io che vorrei arrivare subito per parlare con il Direttore!!!
Freeopera-Franco Scarioni 0-2
Partita sotto al pioggia: Freeopera-Franco Scarioni 0-2(Seconda e terza cassetta)
Parlando con Vladimiro abbiamo affrontato le motivazioni che spingono a commettere un crimine… lui da la colpa al fatto che se non hai soldi, una bella macchina…etc. non sei nessuno…(ieri ho visto “Caterina va in città”).
Forse è possibile fare un parallelo con la voglia di vincere nello sport…
prime idee sulle scene iniziali
Una delle prime scene del documentario potrebbe essere Roberto che spiega come coprire le buche del campo e l’accompagnatore che racconta i suoi compiti… nel frattempo immagini dell’allenamento.
il libro di Mario
Poi Mario (quello col naso storto) mi ha raccontato del suo film, anzi romanzo che sta scrivendo:
E’ la storia di un uomo che esce dal carcere dopo vent’anni di prigionia.
Mario mi ha raccontato del fatto che i carcerati si creano un microcosmo che quando escono si trasforma in paure e timori.
Questo quarantenne uscendo dalla porta carraia riceve i sui effetti personali fra i quali c’è la sua carta d’identità di quando aveva vent’anni. Un flashback ci riporta al passato e riviviamo le esperienze fino a ritornare al giorno della liberazione.
La luce che filtra dalla porta carraia gli illumina il volto, dai suoi occhi sgorga una lacrima.
Certo che sentire questa storia da un carcerato fa il suo effetto.
primo giorno di riprese
ALLEAMENTO DEL LUNEDI (dopo una bella vittoria)
PRIMO GIORNO DI RIPRESE
Oggi ho iniziato facendo delle riprese dell’allenamento. Arrivo nel campo alle 10:30 e chi ritrovo? La troupe di Sfide… che palle!!! Qui tocca distinguersi e infatti invece di riprendere l’allenamento ho ripreso Roberto (che si definisce il veterano…) mentre copriva una buca del campo..
TIPOLOGIE DI RIPRESE DURANTE L’ALLENAMENTO:
- Corsa intorno al campo, totale con porta, stretti volti, piedi.
- Totale fisso con giocatori che corrono sotto la palazzina delle celle.
- Carcerati che leggono il giornale e commentano la classifica.
Forse è destino che ci siano altre troupe… ho fatto riprese anche della loro troupe.
Devo controllare l’audio con il microfono camera e poi verificare se le riprese sono troppo dal basso, siccome sono alto e porto sempre la camera all'altezza della pancia...
Se l’audio è buono penso che le riprese dei loro dialoghi siano abbastanza lunghe per montarle.
e se seguissi un calciatore alla volta?
Domenica di campionato…appena arrivato mi è venuto a salutare quel ragazzo di Salerno (penso) Mario, mi ha presentato tutta la sua famiglia.
In effetti Damiano V., l'accompagnatore/detenuto della squadra, ha ragione… sarebbe molto bello seguire un giocatore alla volta e così avere diversi punti di vista...
Forse durante le riprese della partita, la soggettiva di un carcerato, si può fare dal muro di cinta.
allenamento del Venerdì
L’allenatore sceglie i giocatori da mettere in campo e quelli da tenere fuori per la partita di domenica!!
Chiedere all’allenatore, Direttore o Presidente… o addirittura agli stessi detenuti se ci sono dinamiche particolari fra i giocatori. Amici di vecchia data, complici… qualcuno che uscirà o verrà trasferito prima della fine del campionato.
ristorante da Nicola
Ho finito ora di vedere l’allenamento del Free.
I giocatori sono entrati nel campo e mi sono venuti incontro presentandosi. Con me sono tutti carini, simpatici e disponibili. Li ho visti correre, fare gli scatti, provare degli schemi di gioco. Ma la cosa più bella è stata mettersi di fronte a loro mentre facevano gli scatti.
Mi sono commosso… vedere quei volti che si deformavano per lo sforzo… e poi i sorrisi di alcuni di loro rivolti a me.
A me non piace mangiare da solo al ristorante… ma sono qui da solo a scrivere e il mio cuore è pieno di felicità…
Il campo di calcio del Freeopera
Nove piloni da una parte del campo e nove piloni dall’altra sostengono dei cavi di acciaio. Non sono riuscito a capire a cosa servono, forse a sostenere dei teloni per coprire il campo.
Sono arrivato con mezz’ora di anticipo, il campo è vuoto e l’allenamento del Freeopera Brera dovrebbe iniziare alle undici.
Ci sono due detenuti (carcerati) che stanno aggiungendo un’altra fila di sedie per il pubblico. La gente interessata alla squadra del carcere aumenta ogni giorno che passa. Il portiere, insieme ad alcuni agenti, è entrato in campo; porta con sé un sacco con dei palloni. Mi guardano, io sono seduto a cento metri di distanza, cercano di capire chi sia. Uno di loro mi si avvicina e dopo avermi chiesto chi sono mi svela il fatidico mistero: quei pali e quei cavi servo a impedire le fughe con l’elicottero!!! Incredibile.
Hanno chiesto dei trasferimenti dei carcerati per farli giocare nel FreeOpera.
Extracomunitari
Milano,
passare fra gli extracomunitari della stazione centrale mi ha destato ma non distratto.
Bar sul tetto della Rinascente
Milano,
sono seduto a un tavolino rotondo e aspetto il mio tè al limone. Di fronte a me dei grandi finestroni dai quali si dovrebbe vedere il duomo, se solo non fossero coperti da delle cortine azionabili elettricamente.
Circa tre settimane fa sono stato dentro il carcere di Milano-Opera a visitare il posto dove i detenuti svolgono le loro attività ricreative e lavorative, c’è anche una sala restauro. Dei detenuti mi hanno mostrato proprio dei pezzi del duomo che stavano ricostruendo.
Non pensavo che Milano sarebbe mai stata così interessante ai miei occhi. Il mio solito cercare delle contraddizioni e dei conflitti qui ha trovato terreno e lo sta ancora trovando.
Ma questa volta va oltre la facile contraddizione fra povertà e ricchezza...