12 maggio 2005

Quotidiano di Calabria, 12 maggio 2005


"Quando scendiamo in campo abbiamo una maglia come tante altre e non siamo più considerati come il detenuto della cella numero...". "La concentrazione durante la partita è tanta per cui evadi e non pensi più al carcere". Queste sono due affermazioni, fra le più significative, di un documentario del regista indipendente Marcellino De Baggis che riguarda la squadra del Freeopera, composta dai detenuti del carcere Opera di Milano, che milita ormai in seconda categoria. Il documentario intitolato "Quinto sole" è stato proiettato ieri nel teatro della Casa di Reclusione di Rossano alla presenza dei detenuti, di alcuni ospiti della società civile e dei giornalisti. Alla proiezione è seguita una tavola rotonda alla quale hanno partecipato il presidente dell’ente Provincia Mario Oliverio, Paolo Quattrone responsabile dell’amministrazione penitenziaria regionale, il professore di sociologia Giap Parini dell’Unical, il presidente del comitato provinciale del Coni Pino Abate ed il regista del documentario De Baggis. Ha moderato l’incontro l’antropologa Genevievè Makaping, che ha stimolato gli ospiti ed ha definito il documentario un "real life". Durante il dibattito il tema più sentito è stata la necessità di rendere il carcere trasparente, come una scatola di vetro, per rompere i pregiudizi esterni e per permettere ai detenuti di reinserirsi nella società. Anche attraverso lo sport. E senza essere bollati per tutta la vita.

La direttrice dell’istituto penitenziario Angela Paravati ha parlato di una detenzione che non deve essere vista come un momento di attesa e ha elogiato i detenuti che hanno preparato la scenografia del teatro che simulava un campo di calcio e conteneva delle scritte di auspicio. Il regista de Baggis, ha raccontato la sua scelta di farne un documentario indipendente, proiettato nelle carceri e nei festival del cinema. "Un argomento difficile e complicato come la detenzione - ha spiegato il regista - raccontato attraverso uno sport di massa". Quattrone si è soffermato sull’esigenza che i protocolli d’intesa con l’amministrazione penitenziaria vengano rispettati ed ha auspicato un rapporto sinergico con le istituzioni. Auspicio che Oliverio aveva già accolto una anno fa quando firmò il protocollo d’intesa secondo il quale le commesse per le suppellettili delle scuole provinciali saranno evase grazie ai lavori dei detenuti. Nel dibattito si sono toccati poi tanti altri argomenti, come il rapporto fra carcere e mass media, oppure quello fra detenuti e Polizia penitenziaria e solo per citarne alcuni.

dal Quotidiano di Calabria, 12 maggio 2005