Proiezione a Bollate
Claudia dopo essere entrata la prima volta in un carcere:
“Documenti per favore; il vostro nome?…Potete entrare”
Ecco le prime parole che ci hanno permesso di varcare quella soglia che da dentro sembra sempre troppo lontana.
Chiara Maffioletti e altre sue colleghe ci stavano aspettando all’ingresso del carcere di Bollate, insieme a noi c’era anche un giornalista di Radio Popolare interessato all’evento.
L’accoglienza è stata fuori da ogni aspettativa, ammetto che in un primo momento ho indugiato sul collocare di qua o di là dalle sbarre le persone che incontravo..
C’erano diversi ragazzi che gironzolavano nel corridoio, incuriositi e insieme agitati da un’atmosfera insolitamente movimentata.
Mancava ancora una mezz’ora alla proiezione, e così abbiamo avuto modo di scambiare quattro chiacchiere coi detenuti. Ragazzi simpatici, allegri e tutti giovanissimi.. Questo mi ha un po’ rattristata: avere vent’anni o forse meno ed essere in carcere, spesso neanche per la prima volta..
Durante la proiezione i ragazzi non sono stati un attimo fermi; ogni volta che riconoscevano un viso sullo schermo partivano con una serie di commenti e risate..
Li ho osservati molto durante la proiezione, ero incuriosita dalla loro reazione alle parole dei giocatori del Freeopera. Sembravano molto più divertiti dalle partite che dal documentario in sè, tuttavia su alcune frasi e situazioni uno strano silenzio piombava improvvisamente nella sala, come se tutti in quel momento avessero sentito stringere le catene simboliche che il carcere cinge intorno a loro.
Finito il documentario si è discusso brevemente del loro punto di vista "Quello che hanno detto i ragazzi del Freeopera è esattamente ciò che proviamo anche noi... avremmo detto le stesse parole".
In carcere si entra per cause ed errori diversi, ma una volta dentro il percorso vissuto conduce ognuno di loro a una consapevolezza che, nel torto delle loro azioni passate, li accomuna in un viaggio di rabbia e speranza.
Fuori dalla sala abbiamo trovato un bellisimo buffet organizzato dal servizio catering del carcere: tre cuochi con grembiule da grande chef servivano con soddisfazione un ottimo aperitivo.
E così un'altra ora è volata via tra chiaccheire e sorrisi.
E' stata un'esperienza indimenticabile; spero possa servire loro come spunto per riflettere sul valore di una lotta a una sfida comune e sulla forza vincente del "gioco di squadra".


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