una lettera per Mario
Caro Mario,
è già un po’ di tempo che ti volevo scrivere e adesso approfitto del Natale per farlo, non si può non ammettere che questo periodo nel bene o nel male condiziona tutte le persone nel mondo senza distinzione di razza e di religione.
E’ passato più di un anno dalla prima volta che ci siamo visti in carcere e per varie vicissitudini sembra quasi che la mia esperienza avesse una scadenza segnata.
Non riesco più a parlare con il direttore, ma ho saputo che questo destino è toccato a tutte le persone coinvolte con il Freeopera l’anno scorso anche se, almeno per quanto mi riguarda, non riesco a capirne il motivo.
Comunque non voglio fare polemica quindi mi fermerò qui…l’unica cosa che mi dispiace è di non potervi più venire a trovare e mostrarvi il mio lavoro.
Ma veniamo al documentario, si chiama Quintosole non so se te l’avevo già detto e lo considero un vero regalo…si un regalo perché è come se si fosse scritto da solo, è come se i miei occhi hanno visto, le mie orecchie sentito e la mia telecamera abbia fatto da tramite senza un eccessivo filtro da parte del cervello e della coscienza.
Sto scrivendo un Blog, con l’aiuto di una mia assistente (Claudia) che vi saluta con affetto, è un sito internet dove ho copiato tutti gli appunti che ho scritto durante la realizzazione del documentario, ti posso assicurare che mi fa impressione leggere quello che ho scritto e rivivere i momenti di sconforto, confusione e gioia che hanno accompagnato il mio viaggio nel vostro mondo.
Alla fine penso che la neutralità e la capacità di osservare e di emozionarsi sia un approccio vincente, non pretendo di spiegare una verità, di trasmettere un messaggio, ma solo raccontare…e scoprire forse proprio dalle parole di chi guarderà il mio lavoro quel tassello che mi manca per capire.
La tua storia, il tuo libro, è nel mio documentario o forse sarebbe meglio dire che è il mio documentario, quella paura, della quale parli, di affrontare le difficoltà della vita. Io in carcere non ho visto dei carcerati, non ho visto delle persone tanto diverse da quelle che sono fuori, ho visto delle persone che hanno paura e che ne hanno avuta, che hanno commesso degli errori e che stanno pagando per questo. C’è chi dirà che stanno pagando poco, chi dirà molto, ma tutti in fondo sanno che si può sbagliare nella vita e nessuno si può sentire superiore.
Il commento che ho ascoltato di più riguardo al documentario è stato che parlate veramente bene, che riuscite a esprimere dei concetti difficilissimi con parole semplici e dirette, li osservavo guardarvi e ascoltarvi quasi con timore, forse perché avevano paura di scoprire che un carcerato può essere più profondo di loro…ma pochi sono stati capaci di dire che parlate per luoghi comuni e in maniera retorica.
Amo questo documentario e non spero solo di venderlo, ma soprattutto che quanta più gente possibile lo possa vedere.
Mi piacerebbe sapere come te la passi, ricordo che l’anno scorso non eri stato bene in questo periodo e spero che non stia accadendo lo stesso ora.
Ti saluto e aspetto una tua lettera.


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