15 novembre 2004

bunker 2

Le urla belluine, gli epiteti razziali si levavano anonimi nell’alveare di celle e a lui venivano in mente le belve feroci che ringhiavano nelle gabbie. Percepiva il loro odio come se emanassero calore. Distoglieva gli occhi, con lo stomaco rivoltato e nel santuario della sua cella la paura era la ghianda da cui stava crescendo la quercia dell’odio, e lui detestava provare quell’odio. Detestava la follia della prigione e cercava di nascondersi da essa.