18 dicembre 2003

cosa significa perdere la libertà?

Sull’aereo per Roma.
Salvatore P. l’altro giorno mi parlava della necessità che hanno i carcerati di sentire ed essere a contatto con gli elementi.
Spesso si sente dire che i carcerati stanno bene, che non gli manca nulla, che hanno quello che vogliono.
Questo può essere vero ma solo per un carcerato su cento. Si parla spesso dell’appiattimento e della routine della vita. Di quanto ormai non si viva a contatto con la natura… caspita, sto vedendo dal finestrino le nuvole dall’alto… io non potrei mai fare a meno della libertà, e sono sicuro che molti sono d’accordo con me nonostante pensino e dicano che in carcere si sta bene.
Devo prepararmi altre domande da fare ai carcerati, devo capire cosa hanno in testa, devo capire cosa significa quel sorriso, quelle risate che si fanno quando sono in campo.
Ho paura che non riuscirò mai ad entrare nelle loro teste, ma prima o poi mi trasmetteranno almeno altri cento segreti, pensieri e riflessioni.
Un giorno un carcerato mi ha detto che in prigione si fanno sempre poche cose ripetitive…
In carcere tutto è monotono, i colori, le forme dei palazzi, il ritmo delle finestre delle celle, ma sono sicuro che se riuscirò a leggere questa monotonia, riuscirò a capire tante cose che nella stracolorata vita di tutti i giorni non riesco a vedere.
Un esempio: Salvatore P. mi stava parlando della voglia di essere in contatto con la natura e con la punta del piede è andato a cercare un piccolo fiorellino che con tenacia era cresciuto fra le panchine e il terreno…
indescrivibile il brivido che mi è corso sulle braccia...