27 novembre 2003

nervosismo ad Opera

Sono ritornato a Milano.
Oggi sono andato ad Opera e c’era un’aria molto pesante, si sentiva del nervosismo… la cosa mi ha preoccupato.
Mancavo da una settimana e quando oggi sono tornato mi sembrava quasi di essere mancato per mesi o addirittura di non aver mai visto quel posto e conosciuto quei carcerati.

Poi forse ho capito il motivo: il freddo, la pioggia, l’umidità.

Ma non è il freddo come lo intendiamo noi, per i carcerati significa vivere nell’acqua, le celle umidissime si mangiano quasi il loro corpo, non permette loro di vivere una vita che di per sé non si capisce come sia possibile vivere in maniera umana…eppure loro ce la fanno e un po’ di rabbia di nervosismo penso che sia il minimo che gli possiamo permettere.
Così ho ascoltato la rabbia di tre o quattro carcerati.
Per la prima volta ho sentito dire che il calcio è una cosa bellissima, ma questa storia è solo un palliativo, le critiche sono rivolte al trattamento dei detenuti ma anche alle lungaggini burocratiche dei processi, nonché alla fatiscenza delle celle.
Poi ho cominciato a parlare col dottore, il quale non è assolutamente male quando parla, proverò a intervistarlo.
Gli ho espresso alcuni miei dubbi come il fatto che loro non riflettano i veri carcerati ma solo una selezione e quindi migliori. Lui mi ha risposto che non sono migliori e che rappresentano l’avant-poste di tutti i carcerati, non solo del carcere di Opera, ma di tutti i carceri d’Italia.